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Estate a Cortona: l'antica tradizione della battitura del grano

Una tradizione antica, nata ai tempi dei Romani, quella della mietitura, il processo di taglio e raccolta nei campi dei cereali maturi, una pratica portata avanti per secoli e che persiste ancora oggi.

Con tanto di feste e celebrazioni annesse, rituali di buon auspicio per il raccolto e per onorare la fine del lavoro nei campi.

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La battitura del grano

Nella società contadina, almeno fini agli anni’60, il grano era una risorsa per l’intera comunità: la vita stessa veniva scandita dalla raccolta di quelle tre colture che rappresentavano il sostentamento principale per tutto l’anno, il grano, l’uva e le olive.

Oltre ad avere un’importanza economica, questi momenti avevano soprattutto un valore socio-culturale, di aggregazione.

La mietitura e la battitura del grano, in particolare, erano tra le fasi più significative, quando finalmente si raccoglievano gran parte dei frutti derivanti dagli sforzi di un’intera stagione trascorsa a lavorare la terra e a spendere fatica e sudore.

Il lavoro nei campi per la semina del grano iniziava, secondo la tradizione, verso la fine di ottobre con l’aratura, mentre la semina vera e propria partiva i primi di novembre con la luna buona e mai di venerdì.

La semina veniva fatta a mano, a spaglio: il contadino teneva un sacchetto di semi a tracolla e camminando in modo regolare li spargeva con un largo gesto del braccio.

Si passava poi alla raccolta, verso la fine di giugno, sempre a mano con la falce messoria, che ha mantenuto nei millenni la stessa forma: con una mano si teneva il mannello di steli di grano e con la falce lo si tagliava a circa 20 centimetri da terra.

Con gli steli si realizzavano i covoni che venivano poi lasciati a essiccare al sole, ammucchiati in tanti cumuli a forma di “trullo” che sarebbero stati trasportati sull’aia dove iniziava la battitura, la dispendiosa operazione di separazione dei preziosi “chicchi” dalla paglia.
Era un grosso lavoro da fare: il grano veniva battuto a mano utilizzando due randelli di legno collegati tra loro da una corda di canapa lunga circa 60-70 cm. Il battitore tenendo in mano un randello, ruotava in alto l’altro, facendolo ricadere con violenza sul grano messo a terra in piccoli mucchi.

Finalmente ci si avviava alla conclusione: il grano era pronto per essere accolto nei granai e non rimaneva che fare festa.

Canti e stornelli accompagnavano vino e cibo per un banchetto sull’aia profumato di buono e allegro, colorato e vivace, proprio come i volti di chi finalmente si era assicurato il cibo per tutto l’anno.

Anche a Cortona si celebra così l’antica tradizione della battitura del grano: vi aspettiamo alla Locanda del Molino, giovedì 2 agosto, con una cena all’insegna della buona tavola, del buon vino e del divertimento.

In più, musica dal vivo con Max Alivernini!

 

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